Plastica: non solo ne siamo sommersi, ma la mangiamo

Plastica: non solo ne siamo sommersi, ma la mangiamo

Plastica: non solo ne siamo sommersi, ma la mangiamo

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La produzione di plastica è un po’ sfuggita di mano: da quando questo materiale è presente praticamente in ogni ambito della nostra vita, ne usiamo così tanto che non riusciamo più a smaltirlo in modo efficace.

Breve storia dell’inquinamento da plastica

Dagli anni ‘60 ad oggi si sono prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica non biodegradabile ed è altamente probabile che, continuando a questo ritmo, entro il 2050 si giungerà a 34 miliardi di tonnellate.  Solo il 9% della produzione annuale di questo materiale è riciclato e il 12% bruciato nei termovalorizzatori; il restante 79% si disperde dell’ambiente. E metà dei rifiuti prodotti ogni anno viene buttato dopo un utilizzo che va da 20 minuti a un anno, quindi molto breve.

Qual è il livello attuale?

Annualmente, finiscono nei mari europei tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche. Nel Mediterraneo, la plastica è il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge e provoca oltre il 90% dei danni agli animali marini. Ma non solo i pesci si cibano di plastica: secondo uno studio condotto dall’Università di Newcastle in Australia commissionato dal WWF, ogni essere umano ne ingerisce circa un quarto di kg all’anno, pari a una carta di credito.

Dove sono concentrate le microplastiche?

I maggiori alimenti che presentano tracce di microplastiche sono l’acqua del rubinetto e quella in bottiglia, la birra, il sale e i frutti di mare. Impedire che la plastica entri nei cibi poi consumati dagli esseri umani e dagli animali significa fermare i milioni di tonnellate di questo materiale che si rilasciano in natura. 

Situazione dello smaltimento in Italia

In Italia ci sono pochi impianti, e il prezzo del conferimento alle discariche e ai termovalorizzatori è aumentato, quindi per gli operatori è più semplice bruciare i rifiuti, dice Antonio Ciotti, presidente del Corepla, il consorzio che tratta gli imballaggi di plastica.

Provvedimenti per ridurre la produzione di plastica

Ma c’è una buona notizia. Le oltre 400 aziende internazionali che producono da sole il 20% di tutti gli imballaggi di plastica mondiali, hanno firmato un impegno per promuovere l’economia circolare, sulla base del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

L’obiettivo è non produrre plastica dalle fonti fossili, eliminando gli sprechi e ottenendone di nuova tramite il riciclo o usare materiali biodegradabili. 

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