Perché lo spreco alimentare è un problema globale

Perché lo spreco alimentare è un problema globale

Perché lo spreco alimentare è un problema globale

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Lo spreco alimentare è un grande male del nostro tempo: a fronte di aree geografiche dove 800 milioni di persone soffrono la fame, esistono altre dove ogni giorno il cibo si butta perché in eccesso.

Spreco alimentare e perdita di cibo: due casi differenti

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), distingue tra perdita di cibo e spreco alimentare. Nel primo caso, si parla della dispersione causate dalla logistica degli spostamenti o da limitazioni infrastrutturali all’inizio delle filiera agroalimentare (produzione e raccolta agricola); il secondo caso invece è determinato dai nostri comportamenti e si verifica durante la distribuzione, la vendita e il consumo dei prodotti.

Spreco alimentare: situazione generale

A livello globale, oltre un terzo degli alimenti va sprecato.
Solo nell’Unione Europea si buttano 88 milioni di tonnellate di alimenti ogni anno, con una media pro-capite di 173 kg, con un costo di 143 miliardi di euro.

In Italia si buttano 3 kg di cibo pro-capite ogni mese – che diventano 2,2 milioni di tonnellate a livello nazionale, con un costo di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del PIL).

Le mense scolastiche sono luoghi dove si spreca molto cibo, soprattutto frutta: quasi un terzo del pasto si getta, il 29,5%
La Grande distribuzione produce ogni anno 2,89 kg di spreco per abitante, il cui 35% potrebbe essere recuperato e mangiato.

Spreco alimentare: conseguenze

Le conseguenze principali dello spreco di cibo sono molteplici.

Per produrre cibo si consumano risorse naturali, si emettono gas nell’atmosfera e si generano rifiuti. Lo spreco alimentare genera circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2, cioè il 7% delle emissioni totali. Il valore del cibo che viene buttato nella spazzatura è circa 15,5 miliardi di euro, lo 0,94% del PIL.

Spreco alimentare: come intervenire?

Mentre per la perdita di cibo, si può intervenire migliorando le filiere con implementazioni tecnologiche e strumenti più adeguati negli imballaggi e nei trasporti, per lo spreco alimentare il problema è molto più complesso.

Se la popolazione mondiale, come previsto, raggiungerà i 10 miliardi nel 2050, bisognerà aumentare la produzione di cibo del 60%, con aumento di energia di oltre il 30% e di acqua di più del 50%.

E’ quindi necessario puntare a una produzione agricola e a un consumo più sostenibile, perché le risorse non sono illimitate. In questa ottica, l’ONU e l’Unione Europea hanno firmato un accordo per dimezzare lo spreco entro il 2030.

Spreco alimentare: decalogo delle buone prassi

Per combattere lo spreco di cibo, iniziamo dal nostro piccolo. Ecco un decalogo stilato dall’ideatore della campagna Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segré:

  1. Acquistare solo ciò che ci serve, facendo una lista precisa senza cadere nelle sirene del marketing;
  2. Prediligere alimenti locali e di stagione;
  3. Leggere e capire bene etichette e scadenze;
  4. Usare frigo, freezer e dispensa per conservare gli alimenti, non stiparli alla rinfusa;
  5. Cucinare quanto basta, ma se avanza condividere o riciclare il giorno dopo;
  6. Tenere il bidone della spazzatura vuoto, differenziando tutti i rifiuti;
  7. Al ristorante chiedere di riportare a casa ciò che non viene mangiato;
  8. Riconoscere che il cibo ha un valore per il portafoglio e per la salute;
  9. Chiedere che l’educazione alimentare e ambientale rientrino nelle nostre scuole;
  10. Mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso se stessi, verso gli altri, verso il mondo. Un mondo senza sprechi è possibile

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